

Chi si era illuso che la politica teresina, durante l’anno in corso, fosse “prigioniera” di un certo torpore, si è sbagliato di grosso.
È pur vero che gli approcci in tema di elezioni comunali, nel corso dell’inverno sono iniziati a ritmo blando. Anche in pieno coronavirus, nell’ambito delle forze politiche, non sono mancate, seppure con le relative prescrizioni, le frequentazioni, tendenti non tanto a varare un programma elettorale, quanto a mettere in atto la strategia più consona nella composizione di una lista che, con il rinnovo del prossimo Consiglio Comunale, possa attrarre il maggior numero di consensi.
Mentre nel centrosinistra a guida Pd già circolavano i nomi dei possibili candidati sindaci, nel centrodestra ogni possibile intesa elettorale era (e lo è tuttora) in alto mare. Gli aspiranti ad un posto in lista non mancavano e non mancano, ma lo scoglio da superare era costituito da un unico interrogativo: su quale nome convergere? E’ risaputo, infatti, che le anime politiche, all’interno del centrodestra, sono diverse e, conseguentemente ognuna pretende di esprimere il proprio candidato sindaco.
Il braccio di ferro tra le diverse fazioni di un centrodestra diviso e frantumato, è tale che, alla fine delle contrapposizioni, produrrà due liste, naturalmente perdenti, senza alcuna possibilità che un proprio candidato entri in Consiglio Comunale. Secondo le “voci di popolo”, comunque, in paese se ne sentono tante, alcune senza fondamento, ed altre che si discostano pochissimo dalla realtà. Ce n’è una, ad esempio, secondo la quale alcuni simpatizzanti del centrodestra che avevano aderito ai primi incontri con una delle diverse anime, preso atto dei dissidi interni, hanno battuto ritirata per seguire altri lidi.
Tutti in corsa per la carica di sindaco, dunque. Le premesse, almeno per il momento, indicano che se il centrodestra non riuscirà a ricompattarsi, avrà ben poche speranze di poter aspirare, dopo dieci anni, di ritornare ad amministrare Santa Teresa.
Eppure, la nascita del gruppo di opinione “Tessere Futuro”, con connotazione di sinistra, avrebbe dovuto indurre gli esponenti di “grido” del centrodestra a mobilitarsi in funzione della nascita di uno schieramento unitario, unica soluzione possibile attraverso la quale ambire a vincere le prossime elezioni comunali.
Non è da escludere, nel frattempo, l’intervento di qualche “saggio” esponente regionale in grado di unire i diversi “cocci” in cui attualmente è ridotto il centrodestra locale, per la nascita di una lista unitaria.
Impresa non facile da conseguire, ma non impossibile da raggiungere.





















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